Non so perché mi piacciono così tanto i cimiteri. Ieri sono stata a visitare il cimitero napoleonico, a Fontechiari. E mi è piaciuto, tantissimo.
E’ una struttura piccola, circolare. Racchiude cinque o sei nicchie con degli altari.
A terra, l’ossario. Locale molto areato, dicono.
Il cimitero è del 1836, unico esemplare del Lazio. Sorge su una collinetta, non alta abbastanza da intimorire. Tutto intorno c’è solo il verde ed un silenzio che a lungo diventa intollerabile per quanto è puro. Ed è lì che nasce quella curiosità morbosa di sapere chi giace sepolto, quale vita conduceva, che mestiere svolgeva, quale era il suo volto.
Salvare qualcuno dall’oblio. Leggere libri di autori defunti da tempo.
I diari di Virginia Woolf, di Sylvia Plath. A volte mi sembra una vera violazione punibile per legge intrufolarsi così a fondo nella vita degli altri.
Come guardare in una stanza dal buco della serratura.
La scrittura è una faccenda personale.
La scrittura è una faccenda pericolosa.